Compito

scritto da parlare apertamente
Scritto Ieri • Pubblicato 21 ore fa • Revisionato 21 ore fa
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Nota d'esperienza personale.
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Testo: Compito
di parlare apertamente

Ero piccolo, facevo le elementari e mi assegnarono un compito, a me e conseguentemente a tutta la classe.
La consegna io la compresi male, ma era una consegna davvero irrisoria...vuota.
Compresi un messaggio più ricco, avevo completato il compito in maniera più creativa ma scolastica, non una comprensione fuori luogo ma...certo non era il compitino che si aspettavano dove dovevamo completare due parole: che compito è?
Ricordo che scrissi di più, avevo proprio capito diversamente, avevo messo pensieri sulla consegna, avevo completato di più, e la maestra?
Nemmeno un complimento se non altro per l'impegno, nulla di nulla, semplicemente disse di rifare il compito.
I bambini sono creativi, a scuola meritano di essere valorizzati.
Questo alle elementari.
E già ad un orecchio attento dovrebbe suonare particolarmente non bello.
Arriviamo ad un altro compito, quello della crescita che ora illustrerò con questo pensiero, questa piccola nota biografica.
Arriviamo alle medie ed un me che va a prendere il bus per andare in paese a scuola e lì c'erano un po' tutti alla fermata, ragazzi che scherzavano.
Dissi una battuta ad un ragazzo, a onor del vero nessun contenuto offensivo al che lui mi disse che mi avrebbe tirato un pugno in un occhio.
Io gli risposi che avrebbe potuto farlo, ma che poi avrebbe dovuto dirmi cosa avrebbe risolto e indovinate? Lo tirò e? Io forse avrei dovuto essere più piccolo interiormente e non dare una risposta che tanto...non comprese.
C'era una gita in programma di più giorni, ecco sì, era la terza media: lettera a casa dove io venivo espulso dalla gita perché non ero un ragazzo in grado di socializzare anzi davo problemi.
Compito? Sì! Io oggi ho un compito ma quale? Voglio insegnare, voglio insegnare Religione, mi occupo di IRC, perché credo non solo in Dio ma anche nei bambini, nei ragazzini e ragazzi, non voglio fallire, perché tutto questo non deve continuare per nessuno.
Piccoli e grandi studenti, ragazzi e ragazze che hanno bisogno di tutela che non è soffocamento, non è mancanza di libertà o fiducia ma è accompagnamento a vivere nella loro libertà.
Voglio insegnare, non essere amico degli studenti, non va bene e non voglio essere autoritario, voglio essere per loro un piccolo aiuto di cui potranno ricordarsi.
Tutta la mia esperienza la riporto a me stesso per non fare gli stessi errori, ma desidero non essere solo una fonte di nozioni, ma anche di umanità, e perdonatemi la nota di parte, ma chi contesta l'insegnamento dell'IRC non tiene conto di tante cose, la vede solo sul culto e vuole privare i ragazzi di una parte che fa parte anche della loro cultura e crescita e lo dico senza timore, perché se desidero fare questo lavoro non è per prendere stipendio puramente che certo serve, ma per dare a me stesso una voce che possa essere per delle persone possibilità di riflessione.
Chi lavora e chi studia per qualunque impiego, insegnamento e non, ha una vita e delle emozioni, ed è questo a dover essere la scintilla che fa scaturire la fiamma del cuore e dell'umanità, che non deve mai cedere il passo all'aridità.
Pioggia e neve scendono giù dal Cielo e irrigano e fanno germogliare, e c'è e ci sarà sempre bisogno di prati verdi accompagnati dal gioioso ridere di bambini e bambine, ragazzi e ragazze con le loro storie, che saranno futuro, saranno vita.
Non importa quanti anni io abbia, perché il me interiore è molto più grande, io, sono esteriormente un ragazzo.
L'età è il parametro da non usare mai, e da una certa prospettiva non so quanti anni io abbia, da una parte un bimbo ma, dall'altra, i miei capelli sono bianchi.
Il tempo scorre, tutto scorre, ma nel Disegno tutto è sogno, tutto è realtà.
Il mio compito forse non andava bene, era straordinariamente sbagliato, mirabilmente giusto, perché vivendo si sbaglia, si vive e si sogna: questo l'ho imparato.

Mauro

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